Un nuovo individuo si aggiunge ai 152 capodogli che i ricercatori dell'Istituto Tethys hanno foto-identificato e catalogato nelle acque del ponente ligure, animali che possono venir riconosciuti con certezza ad ogni avvistamento grazie a tacche e macchie poste sulla loro pinna caudale. Alla "new entry", avvistato lo scorso 28 luglio a pochissime miglia fuori Sanremo, è stato dato il nome "Portosole", in omaggio al maggior sostenitore del Cetacean Sanctuary Research (CSR), il progetto di ricerca che ha la sua base logistica proprio nella marina omonima. Il rapporto di collaborazione nasce nel lontano 1988, quando  Gianni Cozzi e il comandante Pier Franco Gavagnin, che hanno subito creduto nell'importanza delle attività di ricerca e conservazione sui cetacei condotte dai biologi marini, mettono a disposizione un posto barca gratuito per la piattaforma da ricerca Tethys, ospitalità in seguito offerta anche dall'intero gruppo che fa capo a Beatrice Cozzi Parodi.

Portosole diventa così la "casa" del progetto di ricerca e monitoraggio che vede i ricercatori in mare per 5 mesi all'anno (da maggio a settembre) a macinare miglia su miglia (ad oggi il corrispettivo di 6 volte il giro del mondo lungo l'equatore), fornendo le evidenze scientifiche della straordinaria concentrazione di cetacei nel bacino corso-ligure-provenzale. Tali risultati spingeranno Tethys, con il supporto del Rotary e di Ranieri III di Monaco, a proporre nel 1990 l'istituzione di una zona di protezione che oggi prende il nome di Santuario Pelagos. Proposta che verrà accolta nel 1999 da Italia, Francia e Principato di Monaco che firmano un accordo per tutelare i cetacei del Mediterraneo, individuando un'area di circa 88.000 km2.

Otto sono le specie di cetacei che popolano regolarmente  il Santuario, fra cui i capodogli ma, salvo rare eccezioni, esclusivamente  quelli di sesso maschile.

Massicci, robusti e apparentemente poco inclini a socializzare, i maschi di capodoglio trascorrono buona parte dell’anno vagando solitari per le acque del Mediterraneo. La fama di mostri irascibili e vendicativi che li perseguita per colpa di Moby Dick e Pinocchio si sta via via sgretolando, lasciando il posto ad una forte fascinazione per i più grandi predatori della terra. Ma per spiegare il perché di questo e di altri interessanti fenomeni bisogna prima vedere sommariamente come è organizzata la vita dei grossi mammiferi marini che hanno in comune con noi più di quanto si creda.

Il capodoglio, il cui nome scientifico è Physeter macrocephalus, è uno dei due grossi cetacei che vivono nel Mediterraneo; il secondo, per dimensioni, dopo la balenottera comune. A differenza di quest'ultima, è un cetaceo dotato di denti, non di fanoni, quindi un odontoceto come i delfini. Di fatto è il più grosso tra tutti gli odontoceti: i maschi possono misurare fino a 15-18 metri, le femmine circa 11, per un peso che va dalle 14 alle 50 tonnellate.

E non è tutto: la spiccata socialità di questi mammiferi marini lascia pensare che gli individui di un gruppo si conoscano tra loro molto bene e che abbiano tra loro rapporti stabili. Questo vale soprattutto per le femmine. E qui veniamo alle particolari abitudini dei capodogli: maschi e femmine hanno stili di vita molto diversi: le femmine tendono a restarsene nelle zone temperate, assieme ai figli giovani, mentre i maschi, finito il periodo degli accoppiamenti, migrano verso le acque subpolari. Solo al momento degli accoppiamenti i due sessi trascorrono un periodo assieme. Questa segregazione in termini di habitat tra i due sessi non avviene solo in Mediterraneo - anche se è stato dimostrato che la popolazione del Mare Nostrum è geneticamente diversa da quella dell’Atlantico. Si potrebbe dire che quella nostrana è una versione “speciale” adattata a un mare piccolo e soprattutto chiuso verso nord: i capodogli mediterranei sono impossibilitati, per motivi geografici, ad arrivare nelle acque polari, per cui probabilmente si fermano a ridosso della costa settentrionale del Santuario. Ecco spiegato perché gli individui “amici” di Tethys sono tutti maschi. La zona di ricerca coincide con la parte settentrionale del Santuario Pelagos, ed è frequentata, tra l’altro, anche da individui giovani ancora non tipicamente solitari che formano i cosiddetti bachelor groups (letteralmente "gruppi di scapoli"). In Mediterraneo la loro zona di alimentazione corrisponde alla scarpata continentale, dove il fondale, anche relativamente vicino alla costa, sprofonda rapidamente fino ai 2000 metri. Qui le femmine sono state avvistate solo molto raramente, e quando capita, è in una zona contigua all'area di studio di Tethys, dal lato francese. Volendo invece avvistare regolarmente i gruppi di femmine con piccoli, oltre che alle Baleari, si deve cercare più a sud, sotto il 41° parallelo, all'altezza per esempio di Ischia e Ventotene.

Le immersioni apparentemente incredibili dei capodogli sono note già da tempo: è dimostrato che possono raggiungere e probabilmente superare i 2 chilometri di profondità, restando in apnea per oltre due ore. I particolari adattamenti fisiologici che consentono queste prestazioni da record per un animale che respira aria, sono un altro campo, vastissimo e affascinante, della biologia.

Ma non è tutto: i Physeter macrocephalus del Mediterraneo hanno stupito per l’ennesima volta i ricercatori, quando si è dimostrato che effettuano anche spostamenti molto estesi, e con ogni probabilità si muovono per tutto il bacino mediterraneo, dato che individui del mar Ligure sono stati visti nelle acque sia di Gibilterra che della Grecia.

A questo si stanno aggiungendo via via nuove importanti informazioni come le stime delle dimensioni (e di conseguenza, dell'età), che si ottengono con particolari e innovative tecniche di fotogrammetria, associate a metodi acustici. In questo modo sarà possibile seguire da vicino la storia personale degli individui - ognuno dei quali è prezioso per la tutela dell'intera specie e del suo ambiente.

 

Maddalena Jahoda e Sabina Airoldi

Istituto Tethys onlus